Ecografia morfologica con spettacolo incluso

Lato medico, arriva il momento dell’ecografia morfologica: altro momento importante, sinceramente avevo un po’ di paura (ci sarà proprio tutto-tutto ???).

È stato un cinema: la mia pazzerella sembra una circense e rende difficile la vita alla specialista.

L’esame dura più di 1 ora e 30, ma alla fine riusciamo a misurare e a verificare tutto ciò che si deve valutare in quella sede: non manca niente!!!

Sarebbe stato carino alla fine della visita fare e avere per ricordo un bel primo piano del faccino, ma la scatenata (la cui nascita è prevista sotto il segno del capricorno, bella tosta!) non ne voleva sapere e si metteva non solo le mani, ma anche i piedini davanti al viso come per dire che ne aveva abbastanza di noi e del nostro ecografo.

Concludiamo un po’ faticosamente la visita e la specialista, che certamente ne ha di esperienza di bimbetti in pancia, ci saluta con un poco incoraggiante “ragazzi, auguri!”.

Ahinoi, siamo spacciati!??

Qualche rinuncia alimentare

Il tempo vola, io continuo a stare benissimo e a vivere la mia vita serenamente. Eseguo le visite e le ecografie di controllo che iniziano a diventare spassose, dato che la piccola ci regala pose degne di “Vogue”, tra un accavallamento di gambe e l’altro. In certe pose mancava solo che tenesse in mano una coppa di champagne o il bocchino di una sigaretta… Sì, è proprio femmina!

Dal punto di vista dell’alimentazione seguo le indicazioni del ginecologo: nonostante abbia sempre vissuto con dei gatti e nonostante nei miei viaggi in giro per il mondo abbia letteralmente toccato ogni felino che incontrassi (sono una specie di magnete per questo, li attiro!), sono negativa alla toxoplasmosi, quindi evito di consumare carne e salumi crudi e lavo al meglio delle mie possibilità la verdura cruda.

Inoltre, sto alla larga dalle uova crude e dall’alcol.

Ho scoperto che la birra analcolica non è per niente male: provare per credere!

 

L’impatto sul lavoro

Siamo ora al quarto mese e comunico la notizia anche sul posto di lavoro. Per me, così riservata, non è facile aprire la porta della mia sfera privata e intima agli altri, ma è stato sorprendentemente bello vedere la sincera reazione di felicità di tutti.

Da sempre ho un senso del dovere ed una coscienza molto (troppo!) presente, e avevo paura di comunicare quello che poteva rappresentare “un problema” per l’azienda.

Naturalmente è difficile combattere la propria natura e quindi ho tutta l’intenzione di organizzarmi per ridurre al minimo i disagi in ufficio, in modo da portare avanti comunque il mio lavoro, salute psico/fisica permettendo, of course.


 


Dopo la tematica che ha affrontato Roberta nel suo racconto, ecco un interessante articolo che è apparso sulla nostra rivista riguardante proprio il tema maternità/lavoro.


Per agevolarti nella lettura apri i PDF delle pagine dell’articolo

Mamme e lavoro, quali diritti?

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Evviva, sarà una bambina!

Trascorre così il primo trimestre, serenamente. Di nuovo mi sento fortunata perché sto proprio bene, non ho nessun problema fisico e la mia vita prosegue normalmente come sempre.  Tante mie amiche hanno invece passato dei mesi difficili tra nausee e disagi vari, molto comuni soprattutto nel primo trimestre. Naturalmente è il periodo dei primi esami medici. Fra i vari test prenatali, noi scegliamo di abbinare l’ecografia della traslucenza con il prelievo del sangue chiamato “DNA fetale”,  esame che adesso è processato anche in Italia, e in pochi giorni riceviamo gli esiti.



Avendo scelto un livello di analisi molto approfondito ed essendo gli esiti fortunatamente negativi, nel mio caso non è stato necessario eseguire l’esame diagnostico per eccellenza, seppur invasivo, conosciuto con il nome di villocentesi. Ben venga, non ci tenevo particolarmente.

Il DNA fetale ci consente non solo di conoscere (opzione facoltativa) il sesso del futuro pargoletto (è una bimba, evviva il girl power !), ma anche di comunicare la bella notizia ai nostri affetti. Il periodo più critico per un eventuale aborto spontaneo è ormai superato e ci si può finalmente rilassare.

Noi diventiamo genitori, i genitori diventano nonni, i nonni bisnonni, i fratelli e i cugini zii… Quanta gioia sta già portando questa scricciolina… e non è ancora nata!

Il test che ti cambia la vita

Ma torniamo a noi.

Dopo circa dieci giorni di ritardo compro su Amazon (da buona millennial) un test di gravidanza, che eseguo e subito dopo, senza avere il coraggio di guardarlo, abbandono in bagno.

Me ne sono proprio andata in un’altra stanza, chiudendo la porta alle mie spalle come se quell’arnese, che mi avrebbe di lì a poco aperto un mondo sul futuro, potesse prendere vita.

Mio marito a quel punto prende in mano la situazione e coraggiosamente entra per consultare il verdetto… dai suoi occhi pieni di emozione capisco che è fatta… la risposta è sì ed ora la questione si fa seria!

Trascorre un mesetto prima del primo controllo dal ginecologo: ci sarà ancora? È sempre lì? E se era un falso positivo? Ci tengo già a questo bimbo… e se facessi un altro test di gravidanza?

La visita mi conferma che c’è, un piccolo gamberetto, e va tutto bene!


L’arrivo di un figlio: ma quando si è davvero pronti?

 

Ciao, mi chiamo Roberta, e da quattro mesi sono in “dolce attesa”. Questo è il mio diario: spero che vi possa interessare e possa trasmettervi lo stesso desiderio che è nato in me di informarvi sui diversi aspetti di questa esperienza unica e meravigliosa. Buona lettura!


In un biglietto di nozze ad una coppia di amici ho scherzosamente scritto: congratulazioni per la vostra promozione da “quando vi sposate??” a “quando un bimbo??”.

Questa è stata una battuta fatta a due amici fraterni con i quali ho un grado di confidenza speciale, ma il tema è enorme, delicato, intimo e complicato.

Facciamo un bambino: accidenti, bello, bellissimo, ma ti si stravolge la vita, non lo so se sono pronta! E il lavoro?  E il viaggio di Natale? E gli aperitivi con gli amici? E quando è il momento giusto?

Se dentro di te sai che la vuoi una famiglia, allora effettivamente bisogna buttarsi senza stare lì a pensarci tanto: mia madre mi diceva sempre che quando l’avrei avuto fra le braccia, il mio pargoletto, non avrei sentito la mancanza di nessuna di quelle cose, perché lui sarebbe diventato la cosa più importante della mia vita.

E così ci siamo arrivati anche io e mio marito: abbiamo maturato, nell’ultimo periodo, il desiderio di allargare la nostra famiglia (composta attualmente da noi + 2 gatti) e in circa cinque mesi il nostro progetto si è concretizzato.



È stato in questo lasso di tempo che ho preso coscienza di quanto siamo stati fortunati a vedere realizzato in poco tempo il nostro desiderio ma anche di quanto io fossi impreparata: il progetto è una cosa, la realizzazione del progetto è un’altra. Ma perché a scuola/in casa/dal ginecologo si parla così poco delle tematiche relative alla fertilità di coppia?