Future mamme, bevete più acqua, soprattutto in estate

A cura della dott.ssa Roberta Clauser, ginecologa

L’acqua è il maggiore componente del corpo umano ed è vitale per il funzionamento dei nostri organi e per la regolazione della temperatura corporea. La percentuale di acqua contenuta nell’organismo è solitamente minore nelle donne che negli uomini e varia con l’età: nei neonati è del 75% circa, mentre durante la Terza Età ammonta più o meno al 50%. In generale, la maggior parte dell’acqua (circa i 2/3) si trova nelle cellule, mentre la quota restante costituisce il plasma, ossia la parte fluida del sangue, e l’interstizio, cioè lo spazio tra le cellule dei tessuti.

Il sangue aumenta di volume


La gravidanza comporta molti cambiamenti fisiologici nel corpo della donna. In particolare, si verifica una ritenzione di sodio e acqua che porta ad un accrescimento del volume plasmatico.

Queste modificazioni iniziano già nel primo periodo della gestazione, raggiungono un picco nel secondo trimestre e poi restano costanti fino al parto, facendo sì che il volume di sangue in una futura mamma a termine sia dal 30 al 50% in più rispetto a una donna che non aspetta un figlio.

L’aumento del volume di liquidi nell’organismo materno è accompagnato dall’accumulo di 900-1.000 milliequivalenti di sodio e di 6-8 litri di acqua, distribuiti tra il feto, il liquido amniotico, gli spazi intra ed extracellulari.

Un liquido protettivo


Sicuramente nei nove mesi è fondamentale la presenza del liquido amniotico, che nelle prime settimane viene prodotto prevalentemente per filtrazione attraverso la placenta e la membrana amniocoriale.

Successivamente, a partire dalla 14-16ma settimana, la diuresi fetale inizia ad essere significativa, e quindi da quest’epoca il liquido amniotico è costituito essenzialmente dall’urina del nascituro. 

Questo particolare fluido ha una funzione meccanica: attenua suoni e rumori esterni, che arrivano così al feto più ovattati, mantiene stabile la temperatura, attutisce eventuali traumi. Da un punto di vista metabolico, è utile per lo sviluppo dell’apparato digerente e di quello respiratorio.

Un’adeguata produzione di liquido amniotico è garantita anche da una corretta idratazione materna e quindi fetale. 

Quando ci vuole più acqua


In generale è impossibile dare un’esatta raccomandazione sul quantitativo di acqua che occorre bere in una giornata, perché la richiesta di liquidi presenta un’ampia variabilità da persona a persona e cambia a seconda del clima e delle attività svolte.

La “European Food Safety Autority” (EFSA) raccomanda un introito giornaliero di acqua di circa 2 litri per le donne e 2,5 litri per gli uomini.
L’EFSA fornisce indicazioni simili anche alla donna in gravidanza, aumentando però l’apporto di 0,3 litri al giorno oltre i 2 raccomandati.

Anche durante l’allattamento è necessaria una particolare attenzione all’idratazione della neomamma: in questo delicato momento, infatti, l’organismo femminile deve recuperare le perdite dovute al parto, e soddisfare le accresciute richieste causate dal nutrimento al seno.

Le signore che allattano dovrebbero regolare il loro introito giornaliero di acqua in base alla quantità di latte prodotta: una produzione giornaliera di 750 millilitri di latte comporta un incremento della richiesta di fluidi di 600-700 ml. al giorno. 

Disidratazione, rischio estivo


Il tutto si complica però con l’arrivo dell’estate e con l’innalzamento delle temperature: uno dei problemi più frequenti che la popolazione deve affrontare è infatti quello della disidratazione. Le categorie più interessate da questo rischio sono le donne in gravidanza, i bambini e gli anziani. 

Le alte temperature fanno crescere il fabbisogno di acqua e di sali minerali in conseguenza dell’aumentata eliminazione di liquidi ed elettroliti tramite il sudore. Inoltre molte donne, soprattutto nel primo trimestre dell’attesa, soffrono di problemi quali nausea e vomito, che accentuano la perdita di liquidi ed elettroliti e al tempo stesso ne riducono l’introito. 

Un insufficiente apporto di liquidi determina nella futura mamma una più elevata incidenza di infezioni delle vie urinarie e di ipotensione ortostatica, vale a dire di cali nella pressione arteriosa. 

Per quanto riguarda il nascituro, invece, durante i mesi estivi è più frequente il riscontro di oligoidramnios (riduzione del liquido amniotico al di sotto del limite inferiore di normalità), soprattutto nelle gravidanze presso od oltre il termine: in questo momento della gestazione, infatti, già fisiologicamente si assiste ad una diminuzione del liquido amniotico, che può essere peggiorata da un’eventuale disidratazione. 

La perdita eccessiva di elettroliti, invece, provoca più frequentemente crampi muscolari e nei casi più gravi, ma assolutamente molto più rari, disturbi del ritmo cardiaco. È quindi buona norma che le donne in gravidanza abbiano un corretto apporto giornaliero di liquidi che, durante l’estate, può raggiungere i tre litri. 

Nel caso di comparsa di crampi o alterazioni elettrolitiche è opportuno che il medico curante consigli un integratore di sali minerali. Ovviamente, tutto ciò va accompagnato ad un corretto comportamento: evitare di uscire nelle ore più calde della giornata, vestire in modo adeguato, rinfrescare l’ambiente domestico, astenersi dall’uso di alcolici, mangiare preferibilmente cibi leggeri e con alto contenuto di acqua, come frutta e verdura.

A volte si presta poca attenzione a quanta acqua si beve in una giornata, e spesso infatti l’introito è di gran lunga inferiore a quello raccomandato. È invece fondamentale introdurre una quantità idonea di liquidi in qualsiasi momento della vita, e in particolare durante la gestazione quando, come abbiamo visto, il fabbisogno s’incrementa e un’adeguata idratazione è fondamentale sia per la salute della mamma sia per quella del suo bambino.

Intervista al professor Domenico Arduini: La gestione della gravidanza durante il COVID-19

Con la pandemia in corso, le donne che stanno aspettando un bambino si interrogano più di ogni altro sui comportamenti da tenere per tutelare sé stesse ed il nascituro durante la gravidanza, al momento del parto e subito dopo la nascita. Il Professor Domenico Arduini, Presidente del nostro Comitato Scientifico e Professore Ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università Tor Vergata di Roma, ci ha dato alcune sintetiche risposte ai dubbi più frequenti.


Chi è in gravidanza corre un rischio maggiore di contagio?

No, non si evidenzia un rischio maggiore per le gestanti, che devono adottare le stesse precauzioni imposte al resto dei cittadini.


Se la futura mamma è affetta da Covid-19, può trasmettere la malattia al feto?

No, sono stati pubblicati un centinaio di lavori, e non si è visto alcun caso di trasmissione verticale, ossia dalla madre al nascituro durante la gestazione. Il feto è protetto, ed i neonati di madri sintomatiche, o che sono state a stretto contatto con persone sintomatiche, non sono risultati positivi al Coronavirus. Va aggiunto che la gravidanza ed il parto non aggravano il decorso della malattia nella futura mamma.


Meglio partorire a casa per evitare rischi di contagio in ospedale?

Il parto in casa presenta dei rischi intrinseci, mancando l’assistenza ospedaliera. Occorre informarsi se l’ospedale ha organizzato, come sarebbe corretto, dei percorsi dedicati alle donne che devono partorire per evitare ogni contatto con eventuali malati di Covid-19. In caso affermativo, il parto ospedaliero rimane la scelta migliore. Lo stesso vale per l’assistenza medica durante i nove mesi: ecografie ed esami devono continuare, seguendo i protocolli abituali. L’unica raccomandazione in più riguarda le gestanti in contatto con soggetti positivi al virus, che devono eseguire un maggior numero di ecografie, poiché il Royal College britannico le raccomanda, a puro scopo prudenziale, per cogliere una eventuale riduzione nella crescita del feto.


Le gestanti positive al Coronavirus devono scegliere il parto cesareo?

No, le indicazioni al taglio cesareo rimangono le stesse che valgono per le donne non toccate dalla malattia. Lo stesso si può dire per l’utilizzo dell’anestesia peridurale e per la tempistica del parto, che non deve essere anticipato nelle donne affette da Covid-19.


Le neomamme positive al Coronavirus o affette da Covid-19 possono allattare normalmente o rischiano di far ammalare anche il neonato?

L’allattamento può avvenire tranquillamente: allo stato attuale delle conoscenze, non è stato trovato il virus nel latte delle donne malate. Via libera quindi a questa pratica, purché le condizioni cliniche della donna la consentano e con l’utilizzo della mascherina e lo scrupoloso rispetto delle prescrizioni igieniche valide per tutti, come il lavaggio prolungato delle mani e la disinfezione delle superfici.